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Orari SS. Messe

prefestivo: ore 17.00 (loc. Peressine),
18.30 (S. Lucia)
festivo: ore 8.00 (S. Lucia),
9.30 (S. Simone), 10.30 (S. Lucia),
18.30 (S. Lucia)

Per conoscere l'orario settimanale completo delle celebrazioni leggi il Bollettino "Camminiamo insieme".

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Sacerdoti di ieri

Don Ugo Levorato

La prima domenica di ottobre del 1970 Don Ugo Levorato, nel pomeriggio, fece il suo ingresso nella Parrocchia di Prata. Ebbe l'immissione in possesso dallo stesso Monsignor Indri, designato dal Vescovo per tale incarico.

Don Ugo era nato a Vigonza in provincia di Padova il 15/12/1922. Entrò tardi in seminario e dovette anche fare il servizio militare.

Dopo l'8 settembre 1943 venne deportato nei campi di concentramento. Dopo il rimpatrio nel 1945, riprese gli studi nel nostro seminario e venne ordinato sacerdote il 28 giugno 1953. Fu cappellano alla Salute di Livenza e poi a Corbolone.

Nel 1959 divenna parrocco di S. Martino al Tagliamento, dove rimase per circa 10 anni.

Il 18 agosto 1970 fu nominato parrocco di Prata. Occupare il posto dei suoi predecessori non fu facile per Don Ugo, sia per l'età un po' avanzata, come per esperienza e doti pastorali. Erano tre giganti i suoi predecessori, pur in tempi molto difficili!

La contestazione al principio degli anni settanta stava diminuendo di intensità, anche se la Chiesa era scossa dalla mediocirtà di certi innovatori. Anche da noi diversi sacerdoti lasciarono la via del sacerdozio.

Lui cercò con impegno di inserirsi nell'ambiente dell'apostolato con nuovo vigore. Completà di lavori di restauro della chiesa ed abbelli il sagrato, lasciati incompleti dai suoi predecessori.

La scuola materna, punto di orgoglio di tutta la comunità pratense, esigeva un rinnovamento e si pensò all'attuale struttura.

Purchè la gestione rimanesse ai genitori e la direzione alle suore, venne ceduto al Comune il terreno sufficiente per la costruzione di una nuova scuola materna. Il comune pensò a reperire i fondi per l'esecuzione dei lavori.

Ritenuta non adatta la vecchia canonica, credette opportuno mettere mano ad una nuova costruzione, servendosi dei beni della Chiesa.

Prima dell'attuale trasformazione dei benefici parrocchiali, vendette tutto il beneficio parrocchiale ed il denaro lo permutò nella costruzione delle opere parrocchiali.

Forse poteva rimanere qualcosa della vecchia sala parrocchiale e del vecchio asilo, poichè in quei luoghi si giocarono le libertà religiose e civili della parrocchia.

Ebbe appena la soddisfazione di poterle inaugurare insiame agli ultimi lavori di restauro della Parrocchiale e di quelli di San Simone, che un infarto violento il sabato prima della Domenica delle Palme, verso le 18.30, lo stroncò.

E' ancora prematuro esprimere un giudizio sul lavoro pastorale svolto da Don Ugo. E' certo che lui si trovò con una mole immensa di attività da compiere ed una salute molto precaria. Forse un avvicendamento qualche anno prima gli avrebbe fatto bene anche alla salute.

Don Giuseppe Raffin

Il 25 aprile 1937 il fiume Meduna diede il saluto al nuovo parroco di Prata: don Giuseppe Raffin.

Il grande vuoto lasciato dal suo predecessore venne presto riempito della sua personalità forte e generosa.

Era nato a Cordenons il 29 gennaio 1901 da Giuseppe e da Rosa Turrin.

Studiò ne seminariato di Portrogruaro e di Pordenone e fu ordinato sacerdote il giorno 12 luglio 1925 nel santuario della Madonna delle Grazie di Pordenone, da Monsignor Luigi Paolini.

Fu invitato a rimanere in Seminario per riscoprire il ruolo di insegnante. Lui che era portato più per le materie umanistiche fu incaricato di insegnare matematica e fisica.

Fu nel contempo cappellano di Torre dove si accapparrò la stima di Don Lozer.

Passò poi a San Giorgio di Pordenone, come cappellano festivo.

Era il prete dei poveri, del confessionale e della predicazione.

Quando usciva di chiesa era sempre circondato dai suoi poveri i quali a volte erano serviti con colombianta (era la moneta d'argento del valore di 5 lire) oggi circa 25 mila lire.

La sua presenza e il suo consiglio erano molto ricercati.

Mons. Gio Maria Concina

Quando in quel freddo gennaio del 1896 il giovanissimo Don Gio. Maria Concina attraversò al Pas il fiume Meduna in barca, proveniente da Azzano Decimo per venire parroco a Prata, aveva in mente un piano pastorale ben preciso.

Intui che la pastorale di un parroco doveva essere impostata secondo una nuova visione della società che si stava evolvendo.

Assicurati i cardini della vita cristiana con profondo spirito profetico.

Le opere compiute in questo paese, da questo sacerdote hanno del miracoloso.

Non era possibile che un uomo normale arrivasse dove giunse lui.

A Prata allora poche famiglie benestanti che dominavano il paese, non nutrivano tanta simpatia per il sacerdote.

Il loro livello culturale era mediocre.

Erano infette dalle idee liberali e massoniche del tempo, per cui il parrocco era visto come un essere in più. da combattere, perchè ammalato di vecchio oscurantismo clericale.

Le grandi figure che campeggiavano erano: Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Mazzini e Cavour.

Basti vedere quante vie e piazze furono a loro dedicate.

Avrebbero ben volentieri questi "luminari del paese" preso Don Concina e buttato nel Meduna, come prima avevano cercato di fare con la salma di Pio IX a Roma nel Tevere.

Quanti dispetti ed umiliazioni fecero alla persona di Don Concina.